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Comune di Concordia Sagittaria

Città Metropolitana di Venezia - Regione del Veneto


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Età Rinascimentale e Moderna

Incursioni e alluvioni per un lento declino

Le rovinose alluvioni che verso la fine del VI secolo investirono il sito di Concordia e soprattutto le più basse zone limitrofe, laddove erano sorti i principali monumenti cristiani, compromisero seriamente la vita della città, insieme ai probabili saccheggi delle popolazioni barbariche, sebbene di queste non esistano notizie dirette o evidenti tracce archeologiche. Tali alluvioni – particolarmente disastrosa fu quella del 589 ricordata da Paolo Diacono* – si intensificarono a partire proprio dalla fine del secolo: i diversi livelli di sabbie alluvionali rinvenuti durante gli scavi indicano infatti più momenti di ingressione delle acque, che portarono alla completa copertura dei resti della basilica degli Apostoli, nel frattempo distrutta da un incendio. In epoca altomedievale sullo stesso luogo fu ricostruito un nuovo edificio di culto, di cui restano solo poche tracce dell’abside.

L’ultima delle incursioni barbariche nel nordest della Penisola, quella degli Ungari nel X secolo, spinse parte degli abitanti a trasferirsi verso la costa, sulle fasce lagunari, meno accessibili e più al sicuro dagli attacchi, secondo un fenomeno comune in quest’epoca agli altri centri dell’entroterra altoadriatico. Così il declino di Concordia coincise con lo sviluppo del centro costiero di Caorle, come avvenne per Aquileia e Altino, che rispettivamente dettero vita agli insediamenti di Grado e Torcello, circondati e difesi dal mare.

Una ripresa del centro concordiese si verificò tra X e XI secolo, quando fu eretta la cattedrale, quella che si vede ancora oggi, con a lato un elegante battistero dotato di eccezionali affreschi: un Cristo pantocratore sulla cupola e personaggi dell’Antico e Nuovo Testamento alle pareti. Le malsane condizioni ambientali contribuirono però, già nel corso del XII secolo, al trasferimento della cattedra vescovile nel vicino nuovo centro di Portogruaro, che divenne così l’erede storica della diocesi di Concordia. A ricordarne gli antichi fasti rimasero a Concordia la bella cattedrale, attorniata dalle poche case del Capitolo dei canonici, e le anonime pietre lavorate, che, nel corso dei secoli, ogni tanto venivano recuperate nei campi: fino a quella mattina del febbraio 1873, quando nel campo del conte Perulli la pala di un operaio risuonò sul coperchio di un sarcofago.


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