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Comune di Concordia Sagittaria

Città Metropolitana di Venezia - Regione del Veneto


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Strade e Ponte

 I Romani realizzarono un sistema stradale che abbracciò capillarmente tutto l'Impero avvolgendolo in una fitta rete. Le strade romane furono essenzialmente pubbliche, libere da pedaggi, al servizio delle città e delle campagne. Benché costruite per facilitare l'accessibilità e il controllo dei territori progressivamente conquistati e sottomessi e, in Italia in particolare, per collegare rapidamente Roma con le colonie, quando ulteriori conquiste spostarono sempre più lontano i confini dello stato, le strade assunsero funzioni molteplici: strumento di penetrazione commerciale, supporto all'occupazione e alla valorizzazione delle terre, premessa alla nascita di centri abitati o condizione del loro sviluppo, veicolo d'integrazione e mescolanza etnica, fattore di arricchimento e di prosperità. Esse svolsero un ruolo determinante per la romanizzazione di territori anche lontani, per la diffusione del latino come lingua comune e per l'unificazione culturale del mondo romano. Lungo le strade, infatti, insieme ai soldati, ai mercanti, alla gente d'ogni condizione e ceto sociale, alle merci e ai prodotti dell'agricoltura e dell'artigianato, circolavano le idee, le influenze artistiche, le dottrine filosofiche e religiose, i costumi e le mode, le novità d'ogni genere. 
Le opere stradali, ossia la costruzione, la manutenzione e la gestione delle grandi strade e delle infrastrutture ad esse connesse, costituirono sempre un settore di massima responsabilità e di notevole impegno della pubblica amministrazione. In età repubblicana la costruzione delle strade fu affidata di norma ai consoli e ai pretori; una volta costruite passavano all'amministrazione degli edili; ma con lo sviluppo della rete viaria, dapprima in Italia e poi fuori della penisola, la gestione delle strade (cura viarum) fu affidata a degli appositi funzionari (curatores viarum). In età imperiale furono direttamente gli Imperatori a provvedere alla costruzione delle strade, che poi continuarono ad essere affidate ai curatores, di norma  ex magistrati che restavano in carica da un anno a dieci-undici. I costi per la loro costruzione gravavano sull'erario e i fondi necessari dovevano essere attinti dal fisco; il magistrato incaricato poteva ricorrere alle risorse delle località interessate. In età imperiale, accanto agli interventi diretti del fisco, si ricorreva frequentemente ai contributi privati, specie nel caso di opere di manutenzione e di miglioria. 
Gli ingegneri stradali romani, per superare i molti ostacoli naturali o per rendere comunque migliore e più efficiente la realizzazione dei tracciati viari, costruivano infrastrutture tra le quali i ponti occupano un posto di rilievo, specie i ponti in muratura realizzati con una o più arcate gettate su pilastri. Tra le opere che completavano la strada vi erano, inoltre, le piste pedonali, i marciapiedi (crepidini), i paracarri (gomphi) e le pietre miliari (miliaria), colonne cilindriche o troncoconiche di pietra che, a intervalli fissi, recavano l'indicazione progressiva delle distanze, di solito quella dall'inizio della strada oppure quella dall'ultima città attraversata, o anche da quella più vicina ancora da raggiungere. Queste erano date in miglia ed espresse di solito con la sigla MP (milia passuum) essendo il miglio pari a 1478,5 metri. Oltre all'indicazione delle distanze, i miliari recavano quasi sempre altre informazioni come il nome del magistrato che li aveva fatti porre e la sua carica, la segnalazione del tratto di strada interessato e le motivazioni della costruzione o del restauro della strada. Durante l'età imperiale si arrivò ad incidere sui miliari lunghi testi commemorativi e celebrativi. 

Come tutte le città romane Concordia aveva una rete stradale, conservatasi fino al IV - prima metà del V sec. d.C., che la attraversava con i cardini da nord a sud e con i decumani da ovest a est; il decumano massimo coincideva con l'attraversamento in ambito urbano della via Annia. Le strade furono secondo l'uso rivestite di blocchi trapezoidali in trachite su un sottofondo in ghiaino e più sotto in grossolani pezzi di laterizi. Dove richiesto dalla natura del terreno cedevole venne eseguita un'accurata opera di bonifica: in piazza Cardinal Costantini il tratto della via Annia rinvenuto durante gli scavi archeologici poggia, per esempio, su una grande zattera di pali di legno in orizzontale. Un incrocio di strade, un decumano e un cardine, è stato rinvenuto invece al di sotto di via Claudia: alla convergenza delle due strade un grosso blocco in pietra verticale formava una barriera per disciplinare il traffico che qui doveva essere intenso, dato che il decumano portava direttamente al teatro. 
I tanti corsi d'acqua che circondavano Concordia rendevano necessaria la presenza di ponti. Tuttavia, l'unica struttura certa è ancora soltanto quella lungo l'odierna via S. Pietro, presso l'ingresso occidentale della città. Il ponte, a tre arcate, fu costruito in età augustea, mentre il rifacimento delle sue spallette, in pietra d'Aurisina, fu finanziato dal serviro Manlius Acilius Eudamus e risale all'epoca giulio-claudia. 


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