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Comune di Concordia Sagittaria

Città Metropolitana di Venezia - Regione del Veneto


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Epoca Preromana

Concordia Sagittaria è oggi un popoloso centro all’estremità orientale della pianura veneta. Nel nome è il ricordo delle sue origini, ovvero della colonia* romana dedotta alla metà del I sec. a.C., Iulia Concordia, mentre “Sagittaria” è un appellativo adottato alla fine dell’Ottocento e si riferisce all’antica fabbrica d’armi, frecce (in latino sagittae), che come riporta la Notitia Dignitatum* vi trovò sede all’inizio del IV sec. d.C. Il nome attuale è dunque l’esito della riscoperta del passato, che conobbe un’improvvisa accelerazione negli anni settanta del XIX secolo. Prima di allora la memoria storica della città romana, solo di sfuggita citata dalle fonti antiche – Strabone e Plinio il Vecchio soprattutto –, trovava riscontro, da una parte, nelle collezioni di oggetti antichi di alcune famiglie del luogo e, dall’altra, nel lavoro dei “cavatori di pietre”, uomini dediti al recupero di ogni frammento della città antica, soprattutto lapideo, che veniva venduto come prezioso materiale da costruzione in una terra di pianure alluvionali e lagune dove la pietra è assente come materia prima nel raggio di decine e decine di chilometri.

Quel primo sarcofago ricoperto dalle alluvioni

Succede spesso che eccezionali scoperte archeologiche siano determinate dal caso. È quanto accadde una mattina del febbraio 1873 in un campo del conte Edoardo Perulli poco distante dal paese, quando la pala di un bracciante, alla ricerca di un filone di sabbia da utilizzare per lavori edilizi, si impuntò su una grossa massa pietrosa. Era il coperchio del sarcofago del soldato romano Vassio, un istruttore di reclute, di fede cristiana, appartenente ai Batavi seniores, un reparto di fanteria acquartierato a Concordia in età tardoantica, tra IV e V secolo che prende nome dai primi reclutati appartenenti alla popolazione germanica dei Batavi stanziata sul Reno. Allargando lo scavo furono poi rinvenuti altri sarcofagi. Grazie al prodigarsi di Dario Bertolini, un avvocato della vicina Portogruaro (in seguito nominato Ispettore degli scavi e dei monumenti), che per primo intuì l’importanza del rinvenimento, negli anni successivi furono riportati in luce ben 270 sarcofagi, di cui un centinaio con iscrizione.

L’eccezionale necropoli, con tracce d’uso fin dal I sec. a.C. ma intensamente frequentata tra IV e V secolo, fu detta “sepolcreto dei militi”, per la notevole presenza di tombe di milites romani. L’area fu reinterrata alcuni anni dopo, ma nel frattempo si erano moltiplicate le ricerche dei resti della colonia romana. Lo stesso Bertolini condusse numerosi scavi, assistito da Giacomo Stringhetta, il più noto “cavatore di pietre” concordiesi, per verificare la pianta dell’antica Iulia Concordia, che lo stesso Stringhetta disegnò in base all’esperienza della sua singolare attività. Fu così che Bertolini fu in grado di redigere a sua volta la nota planimetria della colonia pubblicata nel 1880 su Notizie degli Scavi di Antichità, il bollettino della Direzione generale dei Musei e degli Scavi diretta in quegli anni da Giuseppe Fiorelli.

Importante centro dei Veneti fino alla romanizzazione

Concordia si trova in un territorio che presenta paesaggi diversificati, tutti, per differenti caratteristiche, ideali all’insediamento: una pianura dove l’acqua è abbondante grazie ai numerosi fiumi, tra cui il Lemene (il flumen Reatinum citato da Plinio) che lambisce la città, tra i settentrionali massicci del pedemonte veneto-friulano e le lagune dell’alto Adriatico. Le tracce più antiche di frequentazione risalgono all’età del Bronzo recente (XIII-XII sec. a.C.). Le indagini geomorfologiche indicano per quest’epoca un ambiente (paleoambiente*) diverso dall’attuale, caratterizzato da zone in rilievo circondate da corsi d’acqua e con una presenza molto più invadente delle lagune meridionali.

Durante la prima età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.) la progressiva regressione delle aree lagunari avrebbe determinato una più regolare distribuzione dei fiumi, che a ovest e a est lambivano una vasta zona sopraelevata. Qui si sviluppò un insediamento di circa 40 ettari, dotato di un importante scalo fluviale aperto all’Adriatico. Nel momento di massima espansione questo centro preurbano appare organizzato con strade e lotti costruiti: le abitazioni, in tutto simili a quelle diffuse nelle terre popolate dai Veneti*, erano a pianta rettangolare, con focolare, probabilmente coperte da un tetto a doppio spiovente in canne palustri, del tipo che ancora possiamo vedere nei tradizionali “casoni” della campagna e della laguna veneta. Alle zone abitate si affiancavano le aree artigianali, soprattutto per la produzione di ceramica, ma anche adibite alla lavorazione di ossa e corna e dei metalli. Purtroppo gli scavi condotti finora non hanno rimesso in luce le aree di culto e quelle funerarie, le cui analisi permetterebbero di completare il quadro delle conoscenze relative al periodo di maggiore estensione di questo primo insediamento. Nella piena età del Ferro (VII-V sec. a.C.) il sito protostorico di Concordia ci appare ridimensionato, forse a causa del contemporaneo rafforzamento dei vicini centri venetici di Altino e Oderzo.

Per i secoli successivi disponiamo di testimonianze archeologiche molto limitate, soprattutto a causa dei livellamenti e degli asporti di terreno effettuati in antico per la costruzione della città romana. A partire dal III sec. a.C. l’originario centro protostorico conobbe quel fenomeno lento, progressivo e inesorabile che fu la romanizzazione: il trattato di alleanza tra Veneti e Romani del 225 a.C. e la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. furono eventi decisivi nel quadro della strategia di espansione di Roma nella parte orientale della Cisalpina*, che aveva appunto trovato nelle popolazioni paleovenete dei validi alleati piuttosto che nemici da sottomettere. Il passo successivo fu la creazione, intorno alla metà del II sec. a.C., di un’efficace rete stradale che attraversava tutto il territorio. Il sito della futura Iulia Concordia venne così a trovarsi in un punto strategico di questo sistema di comunicazioni, cioè proprio dove si intersecavano le due strade principali per Aquileia: la via Annia, realizzata nel 131 a.C. (o forse già nel 153), che provenendo da Adria passava per Patavium (Padova) e bordeggiava le lagune, e la Postumia, del 148 a.C., che collegava Tirreno e Adriatico da Genova fino ad Aquileia attraversando l’intera pianura padana. Non meno trascurabile era il collegamento viario con le zone settentrionali del Norico*, ricche di ferro, con implicazioni economiche notevoli sulla futura calonia. È probabile che in questa prima epoca della romanizzazione l’antico centro venetico abbia conosciuto una graduale evoluzione amministrativa fino a divenire, come suggerisce un’iscrizione latina conservata nel Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro, un vicus, cioè un abitato minore dotato di una sua, seppure limitata, autonomia.

 


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