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Comune di Concordia Sagittaria

Città Metropolitana di Venezia - Regione del Veneto


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Monumenti

Museo Nazionale Concordiese

Il Museo
Il Museo

Reperto
Reperto

Sarcofago
Sarcofago

Spilla
Spilla

Colonna
Colonna

Pavimentazione
Pavimentazione

La denominazione del più antico “istituto antiquario” del Veneto rimanda a due realtà limitrofe, il comune di Portogruaro e quello di Concordia Sagittaria, appartenenti al comprensorio territoriale solcato dal fiume Lemene, legate «tra loro per l’origine e le vicende». Si tratta del Museo Nazionale Concordiese, eretto a Portogruaro per custodire i reperti provenienti dalla vicina Concordia Sagittaria.

 

Pietre di Concordia negli edifici di Portugruaro. La necessità d’individuare una sede dove raccogliere le “anticaglie” concordiesi nasce da lontano. Lo spoglio degli edifici di Iulia Concordia, che già aveva avuto inizio negli ultimi secoli dell’Impero, a seguito delle invasioni barbariche e delle devastazioni che esse causarono, si trasformò in uno smantellamento pressoché totale nei secoli successivi. Sebbene Concordia sia rimasta la sede episcopale ufficiale fino a tutto il XVI secolo, già nel corso del XII secolo il vescovo spostò la sua residenza nel castello di Portogruaro. Il trasferimento del vescovado e altre cause, tra le quali la più grave fu la malaria, portarono al quasi totale abbandono dell’antico sito, che divenne così, come accadde per tante altre città romane, una sorta di cava da cui recuperare le pietre per erigere la nuova città portuale sorta poco più a nord, sempre sulle rive del Lemene. Intorno alla metà dell’Ottocento l’erudito portogruarese Antonio Zambaldi scrive: «Ancor oggi, tra i muri e le fondamenta dei vecchi palazzi, si riconoscono elementi di riutilizzo di età romana». Ma non tutte le “anticaglie” che si dissotterravano dalle “macerie” della città furono riutilizzate; come ricorda Dario Bertolini, alcuni notabili portogruaresi «cultori delle patrie memorie», tra i quali va ricordata la famiglia Muschietti, raccoglievano i «tanti avanzi ivi scoperti di scolture e basso rilievi lavorati sopra bel disegno e di vaghissime forme», dando vita, alla fine del Settecento, alla raccolta di antichità oggi conservata presso il museo.

 

Tanti reperti per un museo. Sullo scorcio del XIX secolo, a seguito del rinvenimento del “sepolcreto dei militi” e delle innumerevoli scoperte effettuate dal già citato avvocato portogruarese Dario Bertolini, si fece viva la necessità d’individuare un «luogo idoneo» dove raccogliere «i cimeli scoperti nel suolo dell’antica Concordia» (la citazione, così come le seguenti, sono tratte dalle lettere custodite presso l’Archivio del Museo). A sollecitare la nascita del museo fu Giuseppe Fiorelli, posto a capo della Direzione generale dei Musei e degli Scavi di Antichità dall'allora ministro della Pubblica istruzione Ruggero Bonghi proprio negli anni in cui venivano alla luce le testimonianze del passato concordiese. Nei carteggi fra Bertolini e Fiorelli si coglie l’urgenza di erigere una struttura che «dovrà raccogliere gli oggetti rimessi in luce cogli ultimi scavi», al fine di accrescere «il Museo comunale di Portogruaro che è fatto colla raccolta Muschietti, vale a dire colle antichità provenienti dall’area della città colonica» e di offrire visibilità a quegli «oggetti che si conservano nel territorio di Portogruaro». Si auspicava di dare vita a «un gruppo monumentale di somma importanza; e che si farà l’utile degli studi ed il decoro dei due paesi…, assai meglio che facendo tante piccole raccolte, l’una accanto all’altra, e tutte di oggetti che appartengono al medesimo luogo», superando la diaspora di materiali nel territorio.

 

A forma di basilica. Fu così stabilito che il Museo Concordiese venisse fondato a Portogruaro, nel terreno prossimo al seminario vescovile: l’ingegner Antonio Bon ideò un edificio «a forma basilicale», evocativo della prima cristianità di Concordia, dove lo spazio presente «sui muriccioli negli intercolumni offre una maggiore superficie per appoggiare i marmi letterati e artistici». Iniziata nel 1885, la struttura a tre navate con colonne in mattoni rivestiti di stucco a imitazione del marmo cipollino e tetto a capriate lignee, fu inaugurata il 28 ottobre 1888.

 

Dai Veneti antichi ai Romani: testimonianze materiali. Il grande salone al piano terreno ospita monumenti e lapidi con iscrizioni, la cui «distribuzione scientifica» fu ideata dallo stesso Bertolini, secondo il gusto antiquario di fine Ottocento. Elementi decorativi pertinenti agli spazi pubblici e privati dell’antica colonia, nonché monete rinvenute nell’agro concordiese sono esposti in una sala contigua; al piano superiore alcune vetrine raccolgono materiali in bronzo riferibili alla cultura veneta antica. Si prosegue poi con le raccolte di vetri, gemme, ornamenti in ambra, lucerne e altri oggetti d’uso quotidiano, nonché materiali riferibili alle principali classi ceramiche di epoca romana. Tali manufatti, raccolti ed entrati a far parte della collezione in tempi diversi, accanto a una selezione dei numerosi reperti emersi dagli scavi negli ultimi vent’anni, rendono testimonianza delle vicende che hanno portato alla formazione del Museo Concordiese, la cui storia particolare si intreccia con quella dello sviluppo della disciplina archeologica in Italia.

Info: 0421. 72674 - museoarchportogruaro@libero.it


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PEC: comune.concordiasagittaria.ve@pecveneto.it