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Comune di Concordia Sagittaria

Città Metropolitana di Venezia - Regione del Veneto


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Necropoli

necropoli

I luoghi riservati alle sepolture e alle necropoli (le città dei morti, appunto) erano nettamente separati dall'ambito urbano e collocati al di fuori delle mura di cinta, lungo le strade di accesso che collegavano agro e abitato. 

Un complicato rituale accompagnava il defunto dal momento del trapasso a quello della sepoltura, che poteva avvenire con il rito della cremazione o con quello dell'inumazione (ma fino ai primi due secoli dell'impero la cremazione era prassi pressoché assoluta). Se, come spesso avveniva, il corpo era cremato, le ceneri erano successivamente raccolte tra i resti del rogo e sistemate in urne che potevano essere di vario materiale (fittili, vitree, lapidee). Queste venivano poi interrate direttamente o, nelle classi più facoltose, inserite all'interno di particolari monumenti. Si conoscono molti tipi di monumenti funerari: sepolcri di famiglia, mausolei dalle forme più diverse, sepolcri collettivi, detti "colombari".
Nell'ambito della decima regio sono soprattutto testimoniate le stele funerarie. Si tratta di monumenti lapidei di varie dimensioni e tipologie: stele a ritratti parallelepipede, figurate pseudoarchitettoniche o a pseudoedicola, a lastra con specchio epigrafico semplice o sormontato da elementi architettonici inseriti; are quadrangolari e cilindriche, coperture emisferiche e piramidali, cippi cilindrici lisci, cordonati o altrimenti decorati, cippi ottagonali.
La funzione comune di questi segnacoli era per lo più quella di "rappresentare" il defunto e di fornire una specie di copertura personalizzata ed evidenziata dell'ossuario vero e proprio, solitamente inserito in uno scomparto ricavato nel supporto di base, al quale stele e are erano saldate a mezzo di grappe metalliche. Talora erano isolati, ma più spesso essi erano collocati all'interno di recinti di proprietà privata che definivano l'area di rispetto destinata ad accogliere le sepolture. Nei testi epigrafici venivano precisamente segnalate le dimensioni degli spazi recintati sia verso la campagna (in retro, in agro pedes), sia verso la strada su cui si affacciavano (in fronte pedes), nonché i nomi dei proprietari (sovente scritti nei cippi d'angolo). Spesso inoltre i sepolcri e i loro recinti erano difesi da maledizioni contro i violatori e profanatori di tombe.
Le principali necropoli attestate a Concordia nel I - II sec. d.C. si svilupparono lungo la via Annia fuori della città, la maggiore a oriente, la minore a occidente, e furono utilizzate con continuità fino al V sec. d.C. Della necropoli orientale, definita "Sepolcreto delle milizie" per la quantità di sarcofagi appartenenti ai militari, fu esplorata dal Bertolini a partire dal 1873 al 1893, vi sono abbondanti testimonianze rinvenute negli strati sottostanti il sepolcreto tardo-antico, che si impostò sui resti precedenti riutilizzando parte dei monumenti sepolcrali; la sua estensione doveva essere notevole se sono una sua continuazione il sepolcreto rinvenuto  in località S.Giacomo nel 1905 e le più recenti sporadiche tombe recuperate nella stessa località nel 1913 e tra il 1972 e gli anni '80, e i monumenti più lontani rinvenuti in località Zecchina di Villastorta.
Il sepolcreto occidentale doveva essere più antico. Un terzo nucleo di sepolture sembra essersi formato lungo il tratto meridionale del cardo massimo presso la porta urbica lungo l'attuale via Spareda, come testimoniano i rinvenimenti avvenuti tra il 1911 e il 1943. Un quarto nucleo di sepolture doveva estendersi lungo la via che da Concordia portava al Norico, partendo dalla porta urbica settentrionale: resti di recinzione sepolcrale sono stati rinvenuti nel 1980 in località Busatte a sud di Portogruaro.
Già nel II sec. d.C. cominciano ad apparire nel sepolcreto di levante i sarcofagi che segnano il passaggio dal rito funerario dell'incinerazione a quello dell'inumazione; nel III secolo l'inumazione sembra essere diventata l'unico rito funerario. Le sepolture si diffondono nell'ambito suburbano; oltre quindi al costante utilizzo delle necropoli di levante e di ponente, e forse di quella meridionale, troviamo a Concordia altre aree sepolcrali: nell'area dell'odierna Piazza della Cattedrale e le prime sepolture di via Fornasatta. Gli edifici delle zone suburbane, come i magazzini, risultano abbandonate all'epoca e ne furono riutilizzati gli spazi e i materiali per le sepolture. In questo secolo si abbandonano le aree più lontane dalla città, di conseguenza nel IV secolo risultano ancora utilizzate le zone della necropoli di levante e di quella di occidente più vicina alla città. Nel IV secolo i militari di stanza a Concordia, gli addetti della fabbrica di frecce, i mercanti siriaci e anche alcuni cittadini concordiesi ebbero i mezzi necessari per permettersi sarcofagi in pietra collocati nel cosiddetto sepolcreto dei Militi e presso gli edifici sacri, tuttavia i sarcofagi del Piazzale, scavati nel 1907 dal figlio di Bertolini, GianCarlo, presentano segni di distruzione e riutilizzo. Nel sepolcreto di levante, alcuni sarcofagi violati e con tracce di demolizioni hanno fatto ritenere che il sepolcreto fosse stato distrutto durante l'invasione di Attila del 432. In realtà la contrazione demografica e la scomparsa dell'esercito fecero sì che dopo quel periodo l'utilizzo del sepolcreto di levante avvenisse, almeno fino al VII secolo, in forme più modeste e adeguate ai tempi, limitando il ricorso a sepolture costose come i sarcofagi. 


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