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Comune di Concordia Sagittaria

Città Metropolitana di Venezia - Regione del Veneto


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Foro

Il foro era il cuore della città romana, il riferimento direzionale e, in definitiva, il simbolo di essa. La sua ubicazione era spesso all'incrocio delle due vie principali o presso il porto nelle città di mare; nel caso, però, di un suo inserimento in sistemi urbani preesistenti poteva trovarsi in posizione decentrata.
Le piazze antiche spesso prevedevano un assetto chiuso con esclusione parziale o totale del traffico. Le aree forensi erano caratterizzate dalla presenza degli edifici sacri e civili. Il tempio, disposto solitamente su uno dei lati corti, elevato sull'alto podio secondo l'impostazione etrusco-italica, spesso coincideva col capitolium della triade divina Giove, Giunone e Minerva, il cui culto assunse un valore nazionale e simbolico, diffondendosi nell'ambito del territorio romanizzato. Insieme al tempio, il foro ospitava anche l'edificio della basilica, in genere allungato su uno dei suoi lati maggiori. Questa era il luogo dove in età imperiale si amministrava la giustizia. Ma uno degli aspetti fondamentali della basilica era quello di fungere da ampliamento coperto delle piazze pubbliche, per dar modo ai cittadini d'incontrarsi anche durante i periodi dell'anno caratterizzati da un clima poco favorevole. 

Nella Venetia i resti architettonici in situ riferibili a fora, templi forensi e basiliche sono pochi, a causa non solo delle vicende storiche che toccarono questo territorio, ma anche dell'opera di distruzione e reimpiego dei materiali architettonici avvenuta in epoca cristiana, e della diffusa sovrapposizione edilizia di epoca medievale. 
Lo spazio che accolse il foro di Concordia si trovava in uno dei punti più elevati dell'intero abitato, sul lato sud del decumano massimo, oggi via S. Pietro, dove questo incontrava il cardo massimo. In una prima sistemazione l'area, forse coincidente anche col centro dell'antico abitato preromano, doveva essere delimitata da alberi, cui fece seguito un porticato ligneo sostenuto da semplici pilastrini. In seguito l'area fu rimaneggiata. In età giulio claudia il foro di Concordia doveva ospitare gli edifici fondamentali della città romana, il tempio, la curia e la basilica, collocati secondo regole di simmetria e assialità, con portici a delimitare l'area centrale. Il basamento di colonna con maschera di Medusa, oggi al Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro, decorava con ogni probabilità un edificio colonnato di grande imponenza. Nessuno degli edifici propri del foro è stato finora individuato, ma dell'esistenza di un tempio di Minerva e di un tempio di Giove restano testimonianze epigrafiche e storiche.  
Gli scavi del foro di Concordia,  già localizzato con sicurezza dal Bertolini, alla fine dell'Ottocento portarono alla scoperta dell'epigrafe di Andetius, una delle testimonianze più importanti della trasformazione del villaggio protostorico in città romana, trovata sull'acciottolato del foro nel corso di saggi fatti da Stringhetta su suggerimento di Bertolini stesso. Gli scavi moderni, a opera dell'Università di Padova, hanno precisato caratteri e funzioni di alcuni interessanti particolari di quello che resta di questo sito martoriato dalle spoliazioni: coppie di pozzetti quadrati in lastre di calcare e di pilastrini in mattoni hanno fatto pensare a uno spazio organizzato secondo le norme del diritto augurale, come sede di celebrazioni sacre e politiche, per esempio l'esercizio del diritto di voto, segno di una comunità già inquadrata tra quelle di diritto romano o di un caso di autoromanizzazione.   


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