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Comune di Concordia Sagittaria

Città Metropolitana di Venezia - Regione del Veneto


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Ai tempi della fabbrica di frecce

Concordia e dintorni quando la pianura orientale divenne un corridoio per le sempre più frequenti incursioni barbariche

Il pericolo di attacchi nemici cui era sottoposta l’Italia si rivelò in tutta la sua drammaticità nel 168 d.C., quando le tribù barbariche dei Quadi e dei Marcomanni sconfitte le truppe romane si riversarono nella pianura veneta assediando Aquileia e distruggendo Opitergium (Oderzo). L’intervento delle truppe imperiali guidate da Marco Aurelio e Lucio Vero (che morì nel 169 d.C. non lontano da Altinum, dopo essere passato per Iulia Concordia) riuscì a contenere i danni, fino alla sconfitta dei barbari nel 175, che assicurò un lungo periodo di relativa pace. Nuove incursioni di Germani interessarono l’Italia settentrionale nella seconda metà del III secolo: ripetute furono le scorrerie degli Alamanni, sconfitti da Aureliano nel 271 non senza difficoltà.

Impegnativa linea di difesa.

Un tentativo per rimediare alla situazione fu effettuato verso la fine del III secolo con la riforma dell’apparato militare promossa da Diocleziano (284-305). Oltre alla riorganizzazione dell’esercito fu previsto un nuovo piano di difesa dei confini, che prevedeva postazioni fisse di presidio e la presenza nelle retrovie di truppe mobili in grado di spostarsi velocemente. Per bloccare la via d’accesso orientale alla Penisola, più agevole da valicare e quindi più pericolosa, furono creati iClaustra Alpium Iuliarum, le ‘barriere delle Alpi Giulie’, una vera e propria linea di difesa munita di forti e postazioni di segnalazione. Aquileia si ergeva a primo baluardo di contenimento in caso di cedimento della prima linea, mentre a Iulia Concordia furono stanziate le truppe mobili pronte a intervenire.

Fra gli operai sagittari di Concordia.

La riforma previde anche la riorganizzazione della produzione di armi, che venne smilitarizzata creando fabbriche distribuite secondo necessità di ordine strategico, diversificandone la produzione per impedire che la caduta di una in mano nemica mettesse a disposizione un arsenale completo. Per la loro importanza strategica queste fabbriche erano sottoposte a un attento controllo statale: coloro che vi operavano erano dei civili, ma gestiti secondo una dura gerarchia paramilitare, che prevedeva, ad esempio, l’ereditarietà del mestiere dei lavoranti e una loro marchiatura identificativa sulle braccia. I benefici consistevano in una buona retribuzione e nell’assegnazione di titoli onorifici. Iulia Concordia fu protagonista anche in questo aspetto della riorganizzazione militare ospitando una fabbrica di frecce. Non è sicuro il luogo dove si collocava: Bertolini riteneva potesse trovarsi in una zona centrale della città romana, lungo il decumano massimo, ma si basava sull’unico indizio del rinvenimento di una grande quantità di scorie ferrose durante gli scavi in quella zona. Alcune iscrizioni dei sarcofagi del “sepolcreto dei militi” riportano i nomi dei lavoranti della fabbrica, fra cui quello di uno dei suoi dirigenti, il praepositus fabricae Flavius Romulianus, che commissionò il sepolcro per sé e per la moglie Taheta.

La fine di un’epoca

Con l’inizio del V secolo le incursioni barbariche si trasformano in vere e proprie invasioni, scatenate dall’incremento demografico e dalla pressione sui popoli stanziati oltre i confini di altre tribù in movimento da est. Il sistema di difesa si rivelò drammaticamente inefficace. I Visigoti di Alarico, popolazione di stirpe germanica, durante la loro seconda incursione iniziata nel 408, occuparono Aquileia e Iulia Concordia, fino a spingersi a saccheggiare nel 410 la stessa Roma. Un altro colpo durissimo fu inferto nel 451-452 dagli Unni di Attila, che dopo un lungo assedio si impadronirono di Aquileia devastandola: cedettero anche le altre città della pianura veneta, e tra le prime proprio Iulia Concordia. Ormai il sistema difensivo orientale era compromesso, come d’altronde lo stesso destino dell’Impero romano d’Occidente (che cade nel 476). Se la successiva occupazione degli Ostrogoti di Teodorico, durata dal 488 al 553, portò a un momentaneo miglioramento delle infrastrutture e a un tentativo di riorganizzare le difese, i conflitti con i Bizantini minarono ben presto questo temporaneo sviluppo. Le Alpi Orientali rimasero ancora la porta principale di accesso per ogni successiva incursione: nella primavera del 568 proprio da queste montagne Alboino, a capo dei Longobardi, osservò le pianure sottostanti prima di invaderle, cambiando per sempre la storia della Penisola.  


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