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Mura e porte

mura romaneLe mura di una città antica erano una difesa dai nemici esterni, ma anche una distinzione tra area naturale e area umana, nettamente separate tra loro dalla cinta muraria o dal fossato. Si trasgredivano quei limiti soltanto di giorno, per lavorare nei campi, quando la luce proteggeva da sorprese: di notte ci si rinchiudeva in uno spazio definito e noto.
Si entrava in città percorrendo le grandi vie d'accesso, dove i sepolcri delle gentes, dall'apparato monumentale proporzionale al rango di ciascuna famiglia, presentavano al visitatore uno spaccato reale della stratificazione sociale cittadina. Poi si varcavano le mura, che rappresentavano la barriera fisica, dotata di imponenza e carica ideologica, posta a dividere due mondi: quello della civiltà e dell'ordine all'interno e quello della campagna e della vita primitiva all'esterno. Le porte urbiche riproponevano il ricordo di valori  trionfali e il senso di un percorso solenne, come la facciata, spesso a due o tre piani, della porta stessa.

Nella Venetia le opere difensive si situano cronologicamente in due momenti abbastanza definiti della presenza romana nella regione: quello iniziale tardo repubblicano, quando ormai consolidati i confini orientali dell'Impero le mura di cinta di Verona, Vicenza, Oderzo, Altino e Concordia avevano solo il significato simbolico di segnalare la città, e quello del medio e tardo impero, in un contesto storico completamente mutato. Le mura di Concordia già nel II secolo d.C. risultavano distrutte e non vennero più ricostruite, a riprova del fatto che più che una funzione difensiva esse avevano avuto quella di connotare la città come insediamento romano. La cinta muraria, costruita contemporaneamente alla fondazione della colonia, aveva la forma di un esagono imperfetto, che si apriva all'esterno con dieci tra porte e postierle, architettonicamente differenziate a seconda della loro importanza: due fornici per la porta di uscita del cardine massimo a nord e tre fornici per quella corrispondente a sud, quattro fornici per le porte del decumano massimo, un fornice soltanto per le porte corrispondenti a cardini o decumani minori. In via delle Terme si trova l'unico tratto almeno parzialmente sopravvissuto all'opera di spoliazione compiuta fin dalle epoche più antiche; di esso venne data una descrizione già nel 1894, quando il figlio di Dario Bertolini, GianCarlo, scavò il tratto nord orientale delle mura stesse .
Quattro sono le porte individuate dagli scavi degli ultimi anni proprio lungo il tratto nord orientale delle mura, due di esse sono semplici postierle. Della più importante delle porte identificate, all'uscita orientale del decumano massimo, è rimasto soltanto un grande e profondo basamento in mattoni appartenente con ogni probabilità al torrione meridionale della struttura, demolita in età tardo antica per la costruzione della vicina Basilica; alcuni grandi frammenti architettonici rimasti danno un'idea della fastosità del suo decoro. In corrispondenza dell'uscita del cardine massimo si sono trovati, infine, i resti di una porta a due fornici, fiancheggiati da due torrioni costruiti in blocchi di pietra arenaria.


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