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Domus

domusLa pianta della più antica casa romana si mostrava come un'entità all'esterno chiusa, all'interno aperta attorno all'atrium, cui si accedeva da un ingresso seguito da un vestibolo e che rappresentava il fulcro dell'abitazione. L'atrio ospitava la cappella delle divinità protettrici della famiglia (lararium) ed era  il luogo da dove si diffondevano luce e aria, trovavano sfogo i fumi dei bracieri e dei focolari e dove si raccoglievano e conservavano le acque piovane. Ai lati dell'atrio si trovavano le camere da letto (cubicula) e sul lato di fronte all'ingresso un'ampia sala da pranzo (tablinum) e alcuni ambienti minori (alae). Attraverso il tablino, per mezzo di un'ampia apertura o di uno o due corridoi, avveniva il passaggio alla pars postica, dove si trova l'hortus, l'orto giardino della casa chiuso dal muro perimetrale, ma reso indipendente mediante un'apertura secondaria di accesso, il posticum.  A partire dal II sec. a.C. circa la case ebbero anche il peristilio (peristylium), che era un ampio giardino circondato da un portico a colonne, spesso arricchito da fontane e opere d'arte, che divenne il nuovo nucleo della vita famigliare, in un'area più intima e raccolta e allo stesso tempo più ariosa e luminosa. Il triclinio, una sala da pranzo che cominciò a essere usata al posto del tablino quando a Roma si diffuse la consuetudine di mangiare sdraiati. L'atrio allora si trasformò e venne progressivamente ad assumere una funzione soprattutto di rappresentanza. Completavano la domus la cucina, che non ebbe mai un posto preciso, e il bagno. Quest'ultimo nell'età più antica si limitava a un piccolo ambiente (latrina), in seguito con la diffusione del bagno caldo si cominciò a costruire nelle case un'apposita stanza (balneum) che divenne sempre più lussuosa fino a riprodurre in piccolo la forma dei bagni pubblici.
Anche nelle case più modeste c'era sempre qualche stanza ornata con pitture, mosaici o stucchi. Le pareti ricoperte di semplice intonaco erano, infatti, riservate alla cucina o ad altri ambienti di servizio. In questi ultimi i pavimenti erano in cocciopesto o in cotto e mattoni. Le altre stanze della casa, specie quelle dove si ricevevano gli ospiti erano, invece, decorate a mosaico (opus tessellatum), decorati a disegni geometrici spesso a due soli colori, bianco e nero, oppure simili a tappeti figurati ricchi di colori. Gli ambienti di soggiorno presentavano anche pavimentazioni in lastre di marmo (opus sectile), che potevano seguire disegni semplici e regolari oppure elaborate composizioni geometriche o complicati motivi floreali.

resti domusNei primi due secoli dell'impero le case dell'Italia Settentrionale si caratterizzano per una forma tipica, più adatta al clima freddo delle regioni del nord di quella con grandi atri e peristili; in questa pianta gli ambienti erano disposti attorno a un cortile porticato o allineati lungo un corridoio che dava su un cortile con un pozzo, che assolveva alle funzioni di un atrio.
Sono poche le case romane rinvenute a Concordia e di nessuna si può ricostruire la planimetria completa a causa della limitata profondità dei resti, che ha causato nel tempo la distruzione di gran parte dei complessi. I modesti mosaici del I-II sec. d.C. mostrano motivi geometrici comuni in tutta l'Italia settentrionale, resi con rigoroso schematismo e abilità tecnica.  
Le abitazioni situate in punti strategici per il commercio perché costruite presso strade di grande passaggio (la domus dei signini in prossimità della porta urbica settentrionale da cui si dipartiva la strada per il Norico, le domus di via I maggio e di largo Saccon vicino alla via Annia e agli horrea) continuarono con varie ristrutturazioni ed ampliamenti ad essere abitate almeno fino al IV sec. dC. o alla prima metà del V; la cura particolare data a queste case e la posizione urbana privilegiata fa ritenere che esse fossero residenza di alcune delle gentes, famiglie, più importanti della città, la cui presenza è testimoniata per secoli.
Nel 1959 venne trovato l'unico mosaico policromo e figurato di Concordia, oggi al Museo di Portogruaro, rappresentante le Tre Grazie e datato all'inizio del III sec. d.C. I resti delle case romane dell'area attraversata da via Claudia emersero durante lavori pubblici eseguiti nel 1984. Gli scavi delle strutture rinvenute in via Giordano Bruno risalgono invece al 1998.






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